Il Circolo Culturale Proletario di Genova


 

 

 

ti invita

alla presentazione del libro

La Russia a pezzi

(Edizioni Achab-Verona)

Venerdì 27 Febbraio ’09 , ore 18.00

alla Libreria Feltrinelli,

Via XX Settembre 231/232 r, a Genova

interverranno:

l’autrice Cristina Carpinelli  (Centro Studi Problemi Internazionali - Sesto S.Giovanni - Milano) e

Luigi Greco (Vicepresidente Vicario del Consiglio Provinciale di Milano)


 

“Bisogna sbarazzarsi dei vecchi....Anche i bambini soffrono? Sbarazzarsi anche di loro. Quelli che restano non ostacoleranno le riforme. Se vecchi, donne e bambini scomparissero, magari per il solo periodo di transizione, tutti i problemi sarebbero rapidamente risolti”. (Michajl Ivanevskij).

In queste ciniche parole, scritte dall’umorista russo Michajl Ivanevskij, è racchiuso il nocciolo di questo libro. Infatti, dall’analisi degli indicatori del benessere e del progresso sociale in Russia (spese per servizi, per consumi, ecc.), comparati con analoghi indici di altri paesi in transizione o in post-transizione, emerge lo stato d’allarme in cui si trova questo paese ancora nel nuovo Millennio. Trascorso il decennio della presidenza di Eltsin, caratterizzato dalla totale spoliazione dell’apparato produttivo statale sovietico da parte di un pugno di oligarchi, provenienti quasi tutti dalla nomenclatura comunista, durante il quale furono privatizzate 112.000 imprese di stato, con la nuova gestione Putin si è proseguito a fondo nello smantellamento dello stato sociale sovietico, già iniziato da Eltsin. Ben presto il sistema pubblico sovietico della previdenza e della sicurezza sociale viene cancellato per dare spazio ad una privatizzazione selvaggia che riporta le masse popolari russe (lavoratori, casalinghe, pensionati e studenti) nella povertà, nell’indigenza e in una situazione sociale ed economica che da almeno 70 anni era ignota nella società russa. Secondo una approfondita ricerca, durata 4 anni, pubblicata recentemente dalla rivista scientifica inglese Lancet, che non si può certo accusare di filosovietismo o di simpatie comuniste, che riprende i dati oggettivi dell’UNICEF, raccolti tra il 1999 e il 2002, l’effetto delle privatizzazioni e dell’abbattimento dello stato sociale in Russia, come del resto in tutti i paesi dell’Est Europeo, avrebbero deliberatamente provocato, la morte prematura di un milione di persone. Negli stessi paesi dell’ex blocco comunista la mortalità sarebbe aumentata del 13%. In Russia i tassi di mortalità sono risultati 4 volte maggiori rispetto ad altri paesi europei. La disoccupazione di massa, l’aumento del consumo di alcolici, il vertiginoso aumento della violenza nelle famiglie, di cui naturalmente le donne sono le principali vittime, l’aumento dei suicidi hanno creato un collasso sociale di gigantesche proporzioni, mai osservato, sino ad oggi, in una grande potenza. Di fronte a questi dati, pur essendo consapevoli che la società sovietica non era certo un modello ideale e che negli ultimi anni della sua esistenza si era incancrenito il suo sviluppo economico, sociale e politico, non possiamo non denunciare che la transizione verso il capitalismo selvaggio, dominante oggi in Russia, ha provocato più sofferenze umane, più contrasti interni e più morti che decenni di presunta dittatura del proletariato guidata dal Partito Comunista dell’Unione Sovietica. Ancora una volta il capitalismo mostra il suo volto feroce, è risultato fallimentare e i freddi dati provenienti dalla Russia odierna sono lì a dimostracelo una volta di più.

 

 

 

con la partecipazione attiva di un centinaio di persone che hanno dato luogo ad un lungo e interessante dibattito.










Cicl.in proprio via Cabella  6a camc. Genova, 3/2/2009